Concordia, ecco la sentenza. Schettino condannato a 16 anni
SENTENZA CONCORDIA/ Francesco Schettino condannato a 16 anni e un mese per il naufragio della Costa Concordia. Non accolta dunque la richiesta dell'accusa di 26 anni e 3 mesi. Il comandante assente dall'aula per la lettura della sentenza
Francesco Schettino condannato a 16 anni e un mese per il naufragio della Costa Concordia. Non accolta dunque la richiesta dell'accusa di 26 anni e 3 mesi. Il comandante assente dall'aula p
L'ULTIMA DIFESA DI SCHETTINO - Durante l'ultima udienza del processo Concordia, Francesco Schettino piange in aula con le sue dichiarazioni spontanee: "Il 13 gennaio 2012 sono morto anche io". Poi rinuncia a terminare l'intervento. "Tre giorni dopo l'incidente - ha sottolineato Schettino - la mia testa e' stata offerta, con la convinzione errata di salvaguardare interessi economici, dalle prime ore dopo il naufragio, con la divulgazione di atti processuali, prima che fossero analizzati e compresi nelle sedi opportune, fino alle ultime fasi di questo processo, in cui sono state utilizzate frasi lesive alla dignita' umana, lesive anche per coloro che le hanno utilizzate e pronunciate in quest'aula. Questo, nel tentativo di avvalorare a tutti i costi l'immagine di un uomo meritevole di una condanna che sia in linea con il progetto iniziale, che soddisfi le logiche utilitaristiche che a tutti sono ormai chiare. Ho vissuto tre anni - ha detto Schettino - in un innegabile tritacarne mediatico, la cui violenza, se non subita, e' difficile da comprendere. Questo, unito al dolore per quanto e' accaduto, rende difficile definire vita quella che attualmente sto vivendo. Le strategie finalizzate al mio isolamento processuale e personale, fatte veicolare dai media che sono caduti in questa trappola, hanno distorto la realta' dei fatti alterandoli nella sostanza e nella forma, offrendo un'immagine al pubblico della mia persona, non corrispondente alla realta'".
Schettino cita l'episodio di ieri, quando ha abbandonato l'aula per assumere dei medicinali. "Invece - ha aggiunto il comandante - si e' scritto di un gesto di stizza nei confronti delle repliche della Procura. E' difficile vivere cosi', mi e' dispiaciuto tantissimo. Tutto puo' essere frainteso". Schettino ha, poi, sottolineato la decisione di Costa Crociere di trasferire parte del settore in Germania: "Si fa questo per scaricare definitivamente le responsabilita' determinate dalle carenze di alcuni settori che la compongono. Non a caso, la gestione della sicurezza in un'organizzazione e' delegata ad una struttura, considerata da estirpare secondo l'amministratore delegato. Quindi, a poche ore dalla sentenza, e' inevitabile l'intenzione di concludere un disegno iniziato tre anni fa, che vede ricadere ogni responsabilita' di questo incidente sulla mia persona, senza alcun rispetto per la verita', la comprensione dell'accaduto e soprattutto la memoria delle vittime". Il comandante della Concordia ha anche ricordato che, dopo il naufragio del Giglio sono cambiate le norme sulla costruzione delle navi e sulle dotazioni tecnologiche, come i sistemi Napa. E' stato detto - ha continuato Schettino - che non mi sono assunto le mie responsabilita', circostanza non vera, come risulta dagli atti. La pubblica accusa mi ha attribuito una mancanza di sensibilita' nei confronti delle vittime, per non aver chiesto pubblicamente scusa, altra circostanza non vera. Cospargersi il capo di cenere, altra espressione della Procura, e' un modo per esibire pubblicamente i propri sentimenti, scelta che io non ho fatto, ritenendo che il dolore non va esibito. Diversamente sarebbe servito a strumentalizzarlo. Alla fine mi vedo costretto a raccontare momenti intimi e dolorosi che ho condiviso con alcuni naufraghi, a casa mia". A questo punto Schettino si commuove, riesce solo a pronunciare "non si dovevano permettere, questo non lo volevo fare...", poi accentua il pianto e conclude: "Va bene cosi'".
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