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ANDRÀ all'asta l'84 per cento dei 751 immobili comunali  -  questo il numero preciso  -  che la giunta Marino ha deciso di dismettere per fare cassa. Si tratta di 630 tra appartamenti, negozi e magazzini sui quali non potrà essere esercitata alcuna prelazione da parte degli inquilini, compresi quelli morosi. Ma non a causa di una improvvisa resipiscenza da parte dell'amministrazione, semplicemente perché quegli inquilini sono occupanti senza titolo. Abusivi.

Gente che magari ha ereditato una casa senza porsi il problema dei requisiti per abitarci. O l'ha ottenuta per vie poco lecite, prendendola di forza oppure pagando una buonuscita all'affittuario. O è rimasto intrappolato, pur volendo mettersi in regola, nel labirinto della burocrazia. Fatto sta che all'incirca otto "locatari" su dieci non hanno un contratto, calcola la Lista Marchini. E quelli che ce l'hanno sono meno del previsto: "Sessantatré in tutto, gli altri 58 immobili sono liberi", spiega il capogruppo Alessandro Onorato. Il quale ieri ha lanciato una nuova sfida: "Perché non hanno inserito nella dismissione le centinaia di sedi di partito e di associazioni amiche? Perché i romani devono pagare la loro attività politica e di lobbing? Perché Marino vuole mantenere questi privilegi? Parlano di trasparenza ma non ci forniscono l'elenco completo degli immobili del Comune di Roma".

Conferma il presidente della Commissione Patrimonio Pierpaolo Pedetti: "Tutti gli immobili occupati senza titolo saranno messi sul mercato a prezzo pieno e chi vive lì dentro verrà sfrattato". È stanco delle polemiche, il consigliere pd, specie quelle sui morosi che dovrebbero al Campidoglio ben 8 milioni di euro: "Questa amministrazione, dopo anni di negligenze, ha già approvato una delibera di giunta per l'aggiornamento dei canoni". Decisione presa l'estate scorsa e rimasta però lettera morta. Era accaduto lo stesso alla giunta Alemanno: una memoria sulla revisione degli affitti varata nel settembre 2009 (la n.12588) e una delibera "per il recupero delle morosità degli utilizzatori di immobili comunali" datata dicembre 2010 sono entrambe cadute nel vuoto.

Ora la battaglia si sposta in Commissione Patrimonio. Dove la delibera 88 tornerà martedì per essere modificata: tramite maxi-emendamento la maggioranza cancellerà infatti lo sconto del 30% applicato agli inquilini del centro storico. Ma non sarà una passeggiata. E non solo per l'ostruzionismo delle opposizioni. Avverte il capogruppo di Sel Gianluca Peciola: "Tutti gli spazi dedicati ad attività sociali e culturali, dall'ex cinema Rialto alla sede di Emergency, devono essere esclusi dalla vendita". Nel Pd, però, non tutti sono d'accordo. Per il centrosinistra e per la giunta, un'altra bella prova.