
Sabrina Loddo
Il corrosivo: Le zecche della democrazia
Si aggirano nelle reti televisive pubbliche e private alcuni soggetti politici la cui fortuna mi risulta sorprendente, per via delle eventi incapacità perfino logiche di comunicazione e dei tormentati e serpeggianti percorsi che li hanno visti militare in partiti e schieramenti diversi, senza mai dare alcune spiegazione sui contorcimenti e sui mutamenti di campo. Spesso mi affido a metafore che dall’antropologia si spostano all’etologia, così mi viene spontaneo pensare di definire questi soggetti come roditori, appalesandosi alla mia osservazione come forniti di robusti denti, con i quali cercano di addentare qualsiasi cosa capiti a tiro della loro voracità.
Mi pare, però di dover dire che meglio li definisca una metafora diversa. Mi somigliano, piuttosto, a delle zecche, zecche della democrazia.
Si sono istallati nel sistema democratico, di cui fanno sperticati elogi, come le zecche fanno quando si attaccano ai cani, ai gatti o ad altri animali, succhiando il sangue e infettando l’organismo di cui diventano parassiti.
Per non restare nel vago, dico subito che eccellono in questa funzione quasi tutti i deputati e senatori che, dopo aver appoggiato Monti e il suo governo - impegnati entrambi a massacrare l’Italia, la sua sovranità nazionale e gli italiani - quando il loro capo è de-caduto si sono affrettati ad abbandonare, come fanno le zecche, l’animale dal quale non riuscivano più a succhiare il sangue, per passare ad un altro, dove avevano a disposizione maggiori risorse. Sono passati da uno schieramento che si definiva di centro ad uno che si definisce di centro-sinistra e hanno perfino aderito ad uno specifico partito di questo schieramento, continuando a ricoprire ruoli ed incarichi di primo piano.
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