Dalla vostra parte

venerdì 13 febbraio 2015

A Montecitorio rissa notturna sulle riforme

A Montecitorio rissa notturna sulle riforme
Materia del contendere: le regole per il referendum confermativo. Il Pd prima dice no al rinvio chiesto dal M5s, poi lo accetta; ma scattano gli insulti tra deputati Pd e di Sel 
di Luca Della Monica - Un progetto sconclusionato di riforma costituzionale sta provocando lacerazioni in parlamento, acuite dai diktat che il segretario del Pd Matteo Renzi trasmette quotidianamente per bocca del ministro Maria Elena Boschi. E stanotte a Montecitorio è stata rissa, prima tra il capogruppo del Pd, Roberto Speranza, poi addirittura tra alcuni deputati del Pd e di Sel, che si sono scambiati insulti e qualche schiaffo. Sul posto si è precipitato, direttamente da Bruxelles, Matteo Renzi. Oggi è in programma una riunione dei parlamentari democratici e si vedrà. Insomma siamo alle solite: da una parte l'arroganza fdi non voler far correggere il pogetto di riforma e l'imposizione di sedute-fiume ad oltranza da parte del Pd e dall'altra l'ostruzionismo altrettanto ad oltranza. Servirebbe un energico intervento del capo dello Stato, Sergio Mattarella, perché si stabilisca che il Parlamento è "il luogo dove si parla", cioè dove ciascuno deve avere la possibilità di esprinere le proprie opinioni, non il luogo dove si deve subire ciò che il governo vuole.
Stanotte, quando, dopo una breve pausa, sono ripresi i lavori, Riccardo Fraccaro (M5s) ha inaspettatamente lanciato la mediazione che avrebbe permesso di superare l'ostruzionismo di M5s: accantonare l'articolo 15 del disegno di legge riguardante il quorum occorrente per il referendum confermativo della riforma, e votarlo a marzo, assieme al voto finale sul testo. La proposta ha ricevuto però un sostanziale rifiuto dal capogruppo del Pd Roberto Speranza, il quale ha ricordato sia la contrarietà del Pd all'emendamento di M5s di un referendum senza quorum, sia la contrarietà ad un "ricatto" al Parlamento. Benché sul merito del referendum senza quorum nessun gruppo sia d'accordo, comprese le opposizioni, queste hanno invitato il Pd ad accettare l'idea dell'accantonamento.
 La seduta si stava svolgendo ordinariamente alla presenza di una schiera di commessi presenti in aula, visti i boatos di una occupazioni da parte di M5s. Ma questi hanno invece inscenato improvvisamente una bagarre, gridando ritmicamente in aula "onestà, onestà", e battendo i faldoni degli emendamenti sui banchi, impedendo così il prosieguo del dibattito e delle votazioni. Il vicepresidente di turno, Roberto Giachetti, ha espulso uno dopo l'altro ben cinque deputati Cinquestelle, definendo "inaccettabile" il comportamento di M5s: “Neanche ai tempi del fascismo si impediva di parlare".
In questo clima, come una scintilla, è scoppiata una rissa, ma nel settore opposto, cioè tra i banchi di Sel e quelli del Pd, con deputati in piedi sui banchi e urla insultanti, “come pezzo di merda”. Dopo l'inevitabile sospensione dell'aula, alla ripresa il relatore Emanuele Fiano (che ha preso il posto di Sisto di Forza Italia, dimessosi due giorni fa) ha accolto la mediazione del M5s, dicendosi d'accordo sull'accantonamento dell'articolo 15. Ripensamento tardivo: Fraccaro ha replicato definendo "una presa in giro" l'apertura di Fiano. A notte inoltrata, all'1,30, è arrivato anche Matteo Renzi, visti i mal di pancia all'interno del Pd. La minoranza ha chiesto la con vocazione urgente di una assemblea del gruppo per esprimere il "malumore" per il "pantano" in cui è finita la riforma.

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